Design

Maria Porro

L’innovazione responsabile del design

by Valeria Oneto

3 Maggio 2024

Comasca, classe 1983, “figlia d’arte”, Maria Porro è presidente dell’evento di design più importante al mondo, il Salone del Mobile di Milano. Innovazione, responsabilità, creatività e inclusività: queste le parole chiave della manifestazione dall’appeal sempre più internazionale e cosmopolita, che sotto la sua guida, laboriosa e appassionata, si evolve di anno in anno, incoronando la città meneghina come capitale mondiale del design. Le abbiamo fatto qualche domanda sul Salone del Mobile, tra passato, presente e futuro.

“Dove il design evolve”. È la parola chiave della 62° edizione del Salone del Mobile di Milano. Che significato racchiude per lei questa frase?
Questo concetto esprime bene come il Salone sia il luogo in cui si scoprono le tendenze, si presentano le novità, si possa incontrare un’attiva comunità fatta di imprenditori, aziende, compratori, designer, studenti, appassionati. E questa comunità qui discute, immagina e progetta il futuro. Questo dà il via a una reazione a catena e a una costante evoluzione.

Tre aggettivi per descrivere la kermesse meneghina.
Innovativo, creativo, responsabile. E aggiungerei inclusivo.

Gli spazi del Salone del Mobile, quest’anno, sono stati pensati secondo una filosofia “human at centre”, una tecnica tipica delle neuroscienze. Che feedback avete raccolto?
Il riscontro è stato positivo, l’85% dei visitatori ha definito l’evento “memorabile”. E l’88% degli espositori è estremamente soddisfatto.

Tra Salone, Salone Satellite e Fuorisalone, Milano è stata eletta capitale mondiale del design. Qual è il segreto di questo successo? È un traguardo o un punto di partenza?
Non c’è un ingrediente segreto, ma il lavoro costante e appassionato di un’intera organizzazione, di un’intera filiera e di un’intera comunità. Al Salone, non pensiamo mai di aver raggiunto “il” traguardo. Ogni successo è uno stimolo a fare di più, un nuovo punto di partenza, in relazione alla sostenibilità economica, sociale e ambientale della manifestazione, alla digitalizzazione dei servizi, alla progettazione dell’esperienza e dell’offerta culturale oltre che commerciale.

Cosa ama lei di Milano? E cosa odia?
Amo il fatto che sia una città che cambia, che cresce, che evolve senza rinnegare se stessa e presenta una varietà di stimoli che altrove non si trovano. Non odio nulla, ma mi dispiacciono certe giornate grigie: lo smog di oggi non è la nebbia di Milano che Munari disegnava.

Italia vs estero. Qual è la percentuale di espositori presenti in Fiera? Quali sono i paesi che si sono approcciati per la prima volta all’evento?
Le aziende sono state quest’anno 1.950 con un 33% di aziende estere. Questo è di solito l’equilibrio nella compagine espositiva. Il Salone Satellite ha festeggiato i 25 anni con un’edizione che contava circa 600 partecipanti da 32 Paesi e 22 Scuole di Design e Università internazionali da 13 Paesi.

Ci racconta dell’Osservatorio permanente, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano? Quali sono gli obiettivi e come si evolverà?
Il Salone del Mobile di Milano è un evento di portata globale, un sistema di connessioni, creatività e innovazione che ogni anno attrae oltre 300mila persone. Eppure, le sue ricadute su Milano non sono mai state misurate da un punto scientifico. Partendo da questa consapevolezza, abbiamo commissionato al Dipartimento e alla Scuola del Design del Politecnico di Milano una ricerca per promuovere una maggiore sostenibilità, inclusione e circolarità durante quella settimana. L’obiettivo è approfondire e valutare il fenomeno e porre le basi per un futuro “Osservatorio del Salone del Mobile”, ossia di una piattaforma di ricerca permanente volta a identificare le opportunità e le sfide che interessano il Salone del Mobile, Milano e la città. L’Osservatorio avrà, a sua volta, come obiettivo quello di creare evidenze scientifiche che supportino e orientino le future decisioni degli attori coinvolti nella Settimana del Design, rendendo questo evento più sostenibile, inclusivo e dialogante con Milano.

Quali sono, oggi, le sfide cui deve far fronte il design italiano?
Il design italiano si trova ad affrontare sfide molto grandi. La prima è quella della sostenibilità, su cui l’Italia è leader in Europa sia per i materiali che utilizziamo sia per la longevità dei nostri prodotti. Occorre diventare bravi a comunicare questo: FederlegnoArredo sta facendo un grande lavoro per accompagnare le aziende nella transizione verde, fondamentale per mantenere la reputazione del design italiano nel mondo. Vi sono poi da fare riflessioni sul valore del progetto e della produzione, su come i processi di fabbricazione possano unire tradizione e artigianalità, le più moderne tecniche in termini tecnologici e di sostenibilità per ribadire il nostro primato manifatturiero e produttivo. Bisogna riuscire a evidenziare la capacità del design italiano di creare e diffondere cultura, oltre che forme, e di costruire ponti: fra artigianato e innovazione, ma anche fra diversi Paesi che condividono un sistema valoriale anche nella produttività e che agiscono per rispondere alle grandi questioni planetarie.

Che rapporto c’è tra AI e design made in Italy?
Quando si parla di intelligenza artificiale, si fa riferimento, oggi, alla cosiddetta transizione blu, che da un lato aprirà possibilità incredibili nell’ambito del supporto a ricerca e sviluppo, servizi alla clientela, indagini sul mercato. Dall’altro pone questioni, per esempio, sulla salvaguardia della proprietà intellettuale. Un settore come quello del made in Italy, caratterizzato da forte innovazione può utilizzare l’AI come un turbo per la nostra industria, ma allo stesso tempo occorre essere in grado, a livello nazionale, europeo e internazionale, di settare regole che tutelino la proprietà intellettuale e quindi il grande sforzo fatto dalle nostre aziende per creare innovazione.

Sarà già al lavoro per la prossima edizione della fiera. Può già spoilerarci qualche novità? Come immagina il Salone del Mobile tra 5 anni?
Abbiamo già iniziato a progettare la prossima edizione del Salone, in cui tornerà Euroluce, ma è davvero presto per rivelare alcuna novità. Fra cinque anni il Salone sarà ancora fisico seppur il digitale giocherà un ruolo chiave. Più facile. Più personalizzato. Più trasversale e contaminato. Sempre più ecosistema.

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