Wine

Una storia tra vino e amore

Una sfida con i francesi per produrre Champagne

by Riccardo Lagorio

10 Giugno 2024

Un colpo di fulmine, meglio “un coup de foudre”, lo aveva stregato sin dall’adolescenza e da adulto si è potuto togliere lo sfizio che da ragazzo aveva solo sognato. Una rêverie impossibile da realizzare? Può darsi, visto che l’oggetto del desiderio era produrre Champagne. Ma caparbietà e pervicacia per un imprenditore come Alberto Massucco fanno parte del DNA. Così, sulle ali del motto “due cose sono necessarie nella vita: un buon bicchiere di Champagne e un altro bicchiere di Champagne” il miraggio è diventato realtà. Massucco è un imprenditore lungimirante che ha saputo traghettare la fabbrica artigiana di famiglia, fondata nel 1882, verso un’impresa che produce esclusivamente anelli per cuscinetti per veicoli, treni, aerei e impianti industriali: un’azienda di spicco nel panorama italiano. Grande fiuto e competente spirito d’iniziativa insomma.

Di conseguenza non poteva scegliere luogo migliore per piantare i suoi filari, le campagne tra Cramant e Cuis, una delle aree più prestigiose della Marna. A Cuis per esempio quasi 200 ettari sono dedicati alla coltivazione della vite sugli 827 dell’intero territorio comunale. Tra le sue straducce è facile imbattersi in case rurali che riportano come emblema un grappolo d’uva. Qui produttori di Champagne sono anche il sindaco e la sua vice. Ma praticamente tutto il paese (e l’intero consiglio comunale) si dedica alla produzione del prestigioso vino, con poche eccezioni, come Christophe Didier, apicoltore. «Il lavoro delle api aiuta quello dei miei concittadini», sorride davanti a un calice di bollicine instancabili e sottili. È facile innamorarsi di villaggi come questo, dalla luce abbacinante e dove il silenzio viene interrotto solo dal mormorio austero delle campane conservate nella romanica chiesa.

Alberto Massucco ha passeggiato a lungo queste terre. Prima come rappresentante di alcune importanti maison come Jean Philippe Trousset, Rochet-Bocart, Gallois-Bouché ed Éric Taillet. Poi, quando l’investimento era diventato possibile, l’evoluzione naturale a fare da sé, anche grazie alla collaborazione con Erick De Sousa, uno dei mostri sacri dello Champagne d’autore. Accumunati da modi eleganti e battuta sempre pronta era naturale che l’incontro sfociasse in un rapporto di sincera amicizia. Si dice che l’emozione fosse palpabile durante uno degli ultimi viaggi nella Champagne, quando De Sousa ha scoperto il cippo in pietra bianca con l’iscrizione del nome Massucco in caratteri cubitali all’ingresso dei filari dell’imprenditore torinese.

Era la primavera del 2023 e i due avevano appena stappato la prima bottiglia del millesimato 2019 Alberto Massucco Blanc de blancs, ovvero da uve Chardonnay, Grand cru. Vale la pena notare che con questo appellativo si qualificano quegli Champagne provenienti dai 17 Comuni che compongono la fascia più rinomata, a cui appartiene appunto Cramant. Benché tagliente e sapido spicca però per leggerezza e delicatezza.

Un omaggio alla moglie è invece Mirede, pure da uve Chardonnay del 2020 provenienti da Les Mesnil sur Oger e Oger per un 60%, appartenenti all’are dei Grand cru, 30% dal vigneto di proprietà e per un restante 10% da vins de réserve 2017, 2018 e 2019. Una bottiglia solare in cui le note mature di frutta secca e caffè rincorrono quelle fruttate per infine compiacersi intorno a una gustosa vena amaricante. Vibrante di pepe bianco e fieno risulta invece al palato Mon idée de Cramant, cuvée creata nel 2018, che gioca tutto intorno a gradevoli note agrumate. Forse il più curioso tra quelli sul mercato; di certo quello meglio abbinabile in cucina.

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