Whisky italiano, il distillato capace di incantare sempre di più

by lifeemotions

Whisky: bastano poche lettere a rievocare l’immagine di una chiacchierata sommessa, cordiale, accompagnata dallo scoppiettio del fuoco e da una bevanda ambrata, forte ma allo stesso tempo carezzevole. Un bicchiere art déco, di vetro ricamato, una liquoriera e subito la mente vaga in un’immagine calda ed elegante; perché il whisky è così, un distillato che porta con sé atmosfera e gusto, sinonimo di classe e ricercatezza. Una bevanda per pochi, che solo i palati più nobili riescono ad apprezzare ma che negli ultimi anni si è fatto strada nel mondo del lusso grazie alle sue particolarità e a tutto ciò che riesce a rievocare.

Gli abbinamenti sinuosi, come sigari pregiati o cioccolato, conferiscono al distillato una forma poliedrica, che non smette mai di stupire e che ben si abbina alla socialità.

Campi di cereali e acqua sorgiva, poi alambicchi di rame e botti di legno pregiato, ed è il tempo a fare la sua magia. Come tutto ciò che è ricercato, anche il whisky parte da ingredienti semplici ma sapientemente lavorati, e l’Italia, anche se in pochi lo sanno, non è estranea a questa produzione. Sono passati dieci anni dall’apertura della prima distilleria di whisky italiano, Puni, nella suggestiva Val Venosta, ma questo non è che l’ultimo dei legami tra il nostro paese e la bevanda.

Ci viene in aiuto la leggenda, quella di J&Blended Scotch Whisky; è il 1749 quando l’italiano Giacomo Justerini si trasferisce a Londra, follemente innamorato di una cantante d’opera. Non è quell’amore ad essere coronato sotto i cieli inglesi, ma un altro: quello di Giacomo per l’arte della distillazione, che collaborando con George Johnson, getta le basi per la celebre etichetta.

Una suggestione, a cui credere a metà, ma che ci dona una piccola porzione di paternità sul whisky, una bevanda misteriosa e capace, oggi sempre di più, di affascinarci.

 

Articolo di Valentina Tosatti

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